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	<title>autart &#187; articoli</title>
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	<description>autonomia autoformazione artivismo</description>
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		<title>Verso e dopo il 12 marzo</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 19:41:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<strong> Il 12 marzo 2010 il mondo della formazione scenderà in piazza</strong> 
per la prima volta in seguito 
all’ approvazione della riforma Gelmini, ognuno con le proprie rivendicazioni. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La riforma delle università si fa attendere ma l&#8217;attesa non è di certo calma e senza spaesanti locuzioni del governo.<br />
Il 12 marzo 2010 il mondo della formazione scenderà in piazza per la prima volta in seguito all&#8217; approvazione della riforma Gelmini, ognuno con le proprie rivendicazioni.<br />
Il 4 marzo 2010 il governo ha deciso di tracciare una linea netta separando l&#8217;istruzione, dall&#8217;istituzione pubblica delle scuole superiori, senza nessun pudore l&#8217; ultimo decreto legge ed il completamento totale della riforma, annunciato per inizio estate, viene descritto dal governo come &#8220;un grande cambiamento&#8221;. Inutile descrivere il vuoto nel quale l&#8217;istruzione pubblica cadrà e possiamo dire, sta cadendo.<br />
Tagli, licenziamenti, eliminazione della geografia, tetto massimo del 30% per i migranti in ogni classe, riduzione dell&#8217;obbligo scolastico grazie all&#8217; apprendistato, azzeramento della sperimentazione, 30 ore obbligatorie a settimana con l&#8217;eliminazione completa di tutti i laboratori e la gravante del voto di condotta.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda le Università e le Accademie, il saccheggio lo si può notare nei pesanti tagli all&#8217; FFO, nell&#8217;aumento indiscriminato delle tasse a cui assistiamo da tempo e nell&#8217;assurdo e becero inserimento nei Consigli di Amministrazione di aziende private che come facilmente possiamo immaginare saranno le vere e uniche, oltre agli studenti, finanziatrici delle Università pubbliche. Dal finanziamento, al diritto di decisione il passaggio è ovvio, oltre che immediato, la pressa capitalista oltre che invadere i CdA devasterà ogni scopo formativo, ogni lungimiranza conoscitiva, ogni ego creativo che necessita di un ventaglio di opportunità didattiche sul quale esprimersi.</p>
<p style="text-align: justify;">Le Accademie dal loro canto si portano dietro ogni tipo di acciacco istituzionale, i ddl presentati al Senato, come potevamo immaginare, appellandosi all&#8217;emergenza crisi eliminano ogni possibile parificazione dei finanziamenti statali con le università, ma riconoscendo, &#8220;Alta&#8221; la formazione impartita agli studenti, considera opportuno l&#8217;equiparazione dei titoli di studio accademici con le lauree. Quello che ne scaturisce è una totale disfunzione strutturale che vede le accademie rincorrere una formazione di qualità che non raggiungerà mai, segnata dal completo disinteresse degli organi statali competenti. L&#8217;unico interesse che può far incanalare l&#8217;attenzione mediatica (e istituzionale) su un&#8217;accademia è il suo trasferimento all&#8217;interno di future sedi ancora più inadatte di quella fino ad ora assegnatagli.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cane zoppica e lo si finisce a bastonate, in questo scenario degenerativo i baroni si ritagliano orticelli edenici spergiurando e speculando sulle tasche degli studenti e mentre la nave affonda con tutta la disinvoltura possibile si assicurano scialuppe di salvataggio. Adesso è crisi ma è crisi vera, ai tutor viene promesso il pagamento a fine anno, tecnici didattici e di laboratorio vivono con due mensilità da inizio ottobre, la busta paga dei docenti tarda ad arrivare, trasformando la didattica in un valvola di sfogo, il collasso è alle porte e nello stesso giorno della commemorazione del processo che ha messo l&#8217;università in ginocchio, gli studenti scendono in piazza.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è la necessità di iniziare un cambiamento e il cambiamento che conta è quello che avviene nell’immaginario. Elemento fondamentale è la nostra capacità creativa. È la riattivazione del suo potenziale all’interno del mondo. Possiamo prenderci ciò che desideriamo attraverso la diffusione delle idee in tutte le forme che conosciamo. Tutti possiamo contribuire attraverso lo scambio e la condivisione delle nostre conoscenze e saperi, a realizzarla e renderla concreta.<br />
La sperimentazione è l&#8217;unica maniera di conquistare forme di gestione del comune, produrre alternative è parte del nostro DNA, attraverso lo stravolgimento dei codici, anche nella manifestazione pubblica, vogliamo esplorarne il senso ludico e irriverente, per questo valido motivo esprimiamo il desiderio di reinventare una presenza di piazza: prendiamo ispirazione dalla rebel clown army, riformulandola a seconda delle nostre più creative esigenze.</p>
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		<title>Arresti, cariche, denunce e riforme&#8230; ATTENTI AL CLIMA!</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 10:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[interfacoltà]]></category>

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		<description><![CDATA[Negli ultimi mesi la Questura di Milano sta colpendo tutte le realtà organizzate che lo scorso autunno hanno partecipato attivamente al movimento contro lo smantellamento della pubblica istruzione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>comunicato scritto da <a href="http://fuoricontrollo.tk/">Fuori Controllo</a><br />
</em><br />
Negli ultimi mesi la Questura di Milano sta colpendo tutte le realtà organizzate che lo scorso autunno hanno partecipato attivamente al movimento contro lo smantellamento della pubblica istruzione. Il 24 settembre la Procura ha emesso 60 avvisi di garanzia per fatti avvenuti durante l&#8217;Onda; il 29 settembre il Senato Accademico della Statale ha sospeso 2 studenti alla fine di un procedimento disciplinare iniziato grazie al materiale fornito dalla Digos; il 13 novembre una maxi-operazione di polizia si è conclusa con l&#8217;arresto di 5 studenti accusati di aver rubato fotocopie per un valore di 20 euro; il 14 novembre è stata sgomberata per la terza volta la scuola civica serale Gandhi che il Comune ha deciso di chiudere nonostante la sentenza del Tar; il 17 novembre, durante la giornata europea per il diritto allo studio, carabinieri e polizia hanno caricato ripetutamente un corteo studentesco fermando 4 studenti ora sotto processo.<br />
Questa fitta successione di eventi di certo non porta a pensare a delle coincidenze. Il clima sta cambiando. Non si tratta solo di fare terra bruciata attorno a coloro che hanno contributo all&#8217;Onda per preparare il terreno alla riforma dell&#8217;università, ora in esame alla Commissione del Senato. Le persone colpite dai provvedimenti, infatti, non fanno politica solo a scuola o all&#8217;università, ma anche nella metropoli. Inoltre, i capi di imputazione e la quantità di mezzi e agenti impiegati nelle azioni repressive sono sproporzionati rispetto agli atti contestati.<br />
I meccanismi e gli strumenti sono sempre gli stessi. Si colpisce chi è più attivo attraverso polizia e magistratura e contemporaneamente lo si criminalizza e lo si isola usando i media. La strategia è semplice: delegittimare chi è ritenuto un punto di riferimento per impedire che lo scontento possa trasformarsi in azione collettiva e opposizione sociale.<br />
Il governo vuole “riformare” la scuola e l&#8217;università. Cerca di creare consenso spacciando lo smantellamento della pubblica istruzione e del diritto allo studio come innovazione e meritocrazia. Di certo non vuole un&#8217;altra Onda, men che meno come quella dell&#8217;anno scorso che ha saputo guadagnare consensi nella società. E&#8217; toccato lo scorso marzo a Roma, lo scorso luglio a Torino e ora è il turno di Milano.<br />
La cosa più intollerabile per noi, forse, è l&#8217;appoggio che le autorità accademiche stanno concedendo. La presenza della polizia in borghese all&#8217;interno delle nostre facoltà è ormai consuetudine, le pressioni sugli studenti affinché denuncino altri studenti si stanno facendo sempre più frequenti, così come le richieste del Rettore alla Questura e ai Presidi dei nomi e delle foto degli studenti che fanno politica.<br />
“Noi smantelliamo la scuola e l&#8217;università. Voi state zitti!”, questo sembra lo slogan degli ultimi mesi. E&#8217; rivolto a tutti. E sarà responsabilità di tutti se la strategia di sempre avrà successo anche questa volta.</p>
<p><em>Collettivo Fuori Controllo &#8211; Scienze Politiche<br />
Uninversi<br />
Collettivo di Cittá Studi<br />
Ri-Scossa Studentesca &#8211; Lingue<br />
Collettivo No Pasaran &#8211; Mediazione<br />
Collettivo AutArt &#8211; Brera<br />
Collettivo Pantera<br />
Lapus &#8211; Storia<br />
GayStatale</em></p>
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		<title>MILANO, 17 NOVEMBRE APPUNTAMENTO CONTRO GLI ARRESTI</title>
		<link>http://www.autart.net/appuntamenti/milano-17-novembre-appuntamento-contro-gli-arresti/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 17:07:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[interfacoltà]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo venerdì  mattina, i 5 arresti in stile antimafia, dopo sabato mattina, sgombero del gandhi in stile statale anni 70;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>!!! Liberi tutti subito ! Guai a chi ci tocca !!!</strong></p>
<p><em>da cantiere.org</em></p>
<p>Oggi durante il corteo studentesco nel giorno di mobilitazione mondiale per i diritti dello studente, con tanta rabbia e dignità sfilavano circa 400 studenti delle scuole superiori, in risposta al vergognoso sgombero del liceo serale gandhi in mobilitazione da mesi poichè, sebbene fosse rimasto l&#8217;unica scuola civica serale d&#8217;italia, è stato chiuso.<br />
Inutile sottolineare che negli ultimi 4 giorni milano si è trasformata in un pericoloso laboratorio di repressione per i movimenti:<br />
- venerdì mattina 90 agenti in antisommossa effettuavano un blitz in stile antimafia dentro un centro sociale per arrestare 5 studenti accusati di rapina per aver fatto delle fotocopie gratis alla cusl della statale.<br />
- sabato alle 7.30 polizia e vigili del fuoco sfondavano le porte del gandhi occupato con il flessibile e la fiamma ossidrica, trascinando fuori gli studenti di peso. tutt&#8217;ora la scuola è presidiata mattina e sera dalle camionette, come intimidazione agli studenti che escono dalle lezioni.<br />
- oggi nel corso del corteo 4 studenti sono stati portati in questura: 2 di loro sono stati rilasciati, gli altri due si trovano in stato di arresto con processo per direttissima domattina alle 9.00 con l&#8217;imputazione di RESISTENZA.</p>
<p>Inutile a questo punto sottolineare quanto sia azzeccato lo slogan storico del 17 novembre:<br />
FREEDOM OF MOVEMENT FREEDOM OF EDUCATION.</p>
<p>evidentemente in italia c&#8217;è un problema di diritti umani, da chi viene fermato solo perchè manifestante, a chi muore nelle carceri, a chi viene respinto nel proprio paese e via dicendo. evidentemente non possiamo accettare questo stato di cose: se passa per uno passa per tutti, non è un problema di militanti nè di studenti ma di tutte e tutti quelli che vogliono salvaguardare le libertà.</p>
<p>domani alle h.9.00 ci sarà un presidio cittadino sotto al tribunale, per i due studenti di oggi ma anche per gli arrestati di venerdi e gli arrestati di corelli: i 3 processi infatti saranno in contemporanea.</p>
<p>l&#8217;appuntamento è li. invito tutti quelli che possono a partecipare. questo il nostro comunicato:</p>
<p>Dopo venerdì  mattina, i 5 arresti in stile antimafia, dopo sabato mattina, sgombero del gandhi in stile statale anni 70; stamattina ancora clima iraniano di repressione a Milano 4 studenti fermati, 2 fermi tramutati in arresti.<br />
NOVEMBER 17TH, 2009, INTERNATIONAL STUDEN&#8217;S DAY FOR THE RIGHT TO FREEDOM, FOR THE RIGHT TO  EDUCATION POLICE REPRESSION AGAINST STUDENT&#8217;S DEMOSTRATION IN MILANO, ITALY EUROPE IS NOT PRAGUE 1939, EUROPE IS NOT IRAN !!!&#8230; ITALY IS EUROPE ?????</p>
<p>!! Liberi tutti subito ! Guai a chi ci tocca !!!</p>
<p>Milano, 17 Novembre 2009 International Students Day : repressione all&#8217;italiana in corso a Milano, 4 studenti fermati nel corteo milanese. Il corteo degli studenti non si arrende, liberi tutti subito, l&#8217;invito è raggiungere il corteo che da Piazza Mercanti sta ora (ore 11) dirigendosi verso la Università statale di via festa del Perdono. Non accetteremo nessun ricatto alla libertà di movimento, il nostro bisogno di libertà, la vergogna della repressione ai diritti in corso nella nostra città e in tutta Italia chiama oggi l&#8217;Europa. Venerdì e Sabato a Milano sono state 2 giornate inaccettabili rispetto a cui non è possibile stare fermi, l&#8217;arresto di 5 studenti della università per 200 fotocopie non pagate ai parassiti di Cielle che rubano centinaia di migliaia di euro l&#8217;anno proprio alla Statel, Sabato mattina lo sgombero indecente da parte di polizia e carabinieri del Gandhi una scuola civica serale che sta lottando per la sopravvivenza ingiustamente messa in questione dal Comune di Milano che ne ha tagliato da un giorno all&#8217;altro i fondi. Oggi infatti dalla piazza l&#8217;appello il segnale che gli studenti non ci stanno, se una scuola occupata viene sgomberata, la risposta è che ci saranno molte scuole occupate. Ancora di più la ennesima repressione di oggi dimostra che è ora di muoversi e dire basta a una situazione in cui il diritto a mobilitarsi e difendere il diritto ad una scuola pubblica, laica e gratuita è seriamente messo in questione, dalle controriforme e i tagli che smantellano scuola, università e ricerca, e non ultimo dalle operazioni di polizia.<br />
Liberi tutti subito ! Guai a chi ci tocca !!!</p>
<p><object width="640" height="505"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/UXnNO62NpAs&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;color1=0x3a3a3a&#038;color2=0x999999"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/UXnNO62NpAs&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;color1=0x3a3a3a&#038;color2=0x999999" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="640" height="505"></embed></object></p>
<p>Aggiornamenti continui in corso su www.cantiere.org fino alla liberAzione degli studenti dei collettivi.</p>
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		<title>Della miseria dell&#8217;ambiente accademico</title>
		<link>http://www.autart.net/comunicati/della-miseria-dellambiente-accademico/</link>
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		<pubDate>Tue, 19 May 2009 12:14:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[comunicati]]></category>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Si può affermare senza paura di sbagliare che in Italia l'artista, dopo i poliziotti e i preti, è l'essere più comunemente disprezzato. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Si può affermare senza paura di sbagliare che in Italia l&#8217;artista, dopo i poliziotti e i preti, è l&#8217;essere più comunemente disprezzato. Le ragioni per cui è disprezzato sono spesso false ragioni, frutto dell&#8217;ideologia dominante, ma le ragioni per cui è effettivamente disprezzabile dal punto di vista della critica politica andrebbero dichiarate apertamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono diverse le definizioni a cui questo soggetto può essere associato. Nei luoghi in cui la produzione è ancora percepita come strettamente legata alle ore di lavoro prestato per salario l&#8217;artista è comunemente considerato inutile ai processi produttivi. Una tale concezione dell&#8217;economia, però, può considerarsi molto lontana dal reale. In altri luoghi in cui l&#8217;artista è considerato esperto di una particolare tecnica, esso viene associato all&#8217;artigiano che produce oggetti d&#8217;arte. Niente di più illusorio e forviante. Probabilmente la peggiore e la più ideologica delle sue definizioni è quella legata ad un&#8217;idea di arte come territorio dell&#8217;esperienza estetica pura in cui l&#8217;artista è portatore di una verità altra inaccessibile ai più. Tutte definizioni che nascondono la sua realtà, cioè essere parte attiva, suo malgrado, di un processo economico che si riproduce.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mercato dell&#8217;arte è una delle espressioni forse più alte di mercato finanziario. Esso si basa su di un sistema di opinioni che definiscono le quotazioni degli oggetti venduti, al di là della natura dell&#8217;oggetto. Il valore delle quotazioni è garantito dalla presenza di una innumerevole quantità di giovani artisti che prestano lavoro non solo precario ma addirittura gratuito nella speranza di raggiungere un traguardo inesistente. Questi giovani artisti si sentono tanto più liberi e realizzati quanto più si incatenano a questo tipo di meccanismo. Da studenti analizzano come le diverse produzioni vengono esposte, come vengono comunicate e criticate. Studiano gli stili e le tendenze, le inclinazioni e gli incidenti. Le opere così diventano l&#8217;espressione più alta di come il pensiero possa essere trasformato in economia. Ogni oggetto, video, tela, installazione è una trovata, un pretesto, un elemento utile alla sopravvivenza di questo mercato.</p>
<p style="text-align: justify;">La situazione non è cambia neanche quando nel &#8216;99 il processo di Bologna a visto le Accademie travolte dall&#8217;idea di riforma a costo zero. Il piani didattici sono stati trasformati per introdurre materie che possano consentire un più agevole inserimento nel mondo del lavoro facendo strada al sistema del 3+2. Le tasse scolastiche sono state aumentate a dismisura pesando sugli studenti, così sempre più poveri e pronti a diventare i precari della conoscenza di domani. I legami con i sistemi di produzione economica si sono fatti più stretti ma sono stati attenuati dall&#8217;idea di una possibilità lavorativa più concreta. Ciò che viene insegnato è pensato per essere utile a questo sistema economico sia che si tratti di analisi teoriche sia che si tratti di realizzazioni pratiche: comunicazione, grafica, design, fashion, programmazione. Ma come si può anche solo pensare di essere parte di un sistema economico che non funziona più? Come ci si può cullare su di un illusorio inquadramento nel mondo del lavoro schiavi di un processo ormai alla fine?</p>
<p style="text-align: justify;">Ci è sembrato indispensabile avviare anche all&#8217;interno delle Accademie zone di autonomia didattica in cui gli studenti avessero il tempo di rielaborare la propria formazione e le proprie intenzioni. Abbiamo pensato ad un&#8217;autoformazione che prendesse in considerazione sia l&#8217;aspetto teorico che quello pratico e attraverso quest&#8217;ultimo potesse essere un&#8217;occasione per valorizzare possibili relazioni tra soggettività diverse.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma in questo scenario c&#8217;è da prendere meglio in considerazione cosa ha significato per le Accademie il processo di Bologna. Quel vertice ha visto la stesura della legge 21 dicembre 1999, n. 508 che prevedeva la trasformazione delle Accademie e dei Conservatori in Istituzioni di alta formazione artistica e musicale. Le disposizioni in essa contenute erano norme di principio, la cui attuazione era rimessa ad uno più regolamenti, da adottarsi da parte del Ministero dell&#8217;istruzione, dell&#8217;università entro e non oltre il 31 Dicembre del 2007. Parte di questi regolamenti sono stati stilati e firmati in fretta e furia il 27 dicembre del 2007 quando da mesi le Accademie avevano avviato una mobilitazione nazionale contro molti punti di questa legge. L&#8217;attuazione è stata parziale e assolutamente confusionaria gettando gli studenti in un limbo istituzionale che continua ancora adesso. In questa situazione per noi è stato possibile intervenire all&#8217;interno della didattica ottenendo un riconoscimento delle attività svolte. Tuttavia ci sembra insufficiente che questo successo possa dipendere solo da un assenza legislativa. Il diritto di decisione nella didattica per gli studenti deve essere riconosciuto nei decreti attuativi sin nelle stanze del Ministero.</p>
<p style="text-align: justify;">Allo stato attuale il valore legale del nostro titolo di studio è parziale e poco chiaro. Questo ci lascia in balia del mercato lavorativo senza avere alcun diritto. In più dal punto di vista amministrativo le Accademie non sono entrate a far parte dei circuiti universitari e per questo gli studenti non possono godere degli stessi diritti. Quindi nessuna borsa di ricerca o dottorato ci spetta. I doplomandi accademici subiranno un criterio di selezione lavorativa basato sul prestigio dell&#8217;istituzione da cui provengono in cui gli interventi dei privati sono stati ormai ampiamente legittimati. Questo avveniva prima che la crisi fosse una realtà tangibile per tutti. Si prepavano le basi per creare all&#8217;interno delle Accademie schiavi senza diritti. Con maggiore consapevolezza di quello che ci aspetta incominciamo a difenderci protestando contro il vertice che si terrà a Torino. Un vertice del tutto simile a quello che ci ha portato in questa condizione. Dobbiamo essere noi a scegliere e rifiutare di non avere possibilità di scelta. Vogliamo il diritto ad un valore legale del nostro titolo di studio pur conservando la nostra specificità di saperi. Vogliamo che gli studenti siano parte attiva nella decisione didattica. Vogliamo la possibilità di una ricerca libera.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>AUTART HA INCONTRATO GLI STUDENTI DELLA Funen Art Academy di Copenhagen: INTERVISTA A JAKOB JAKOBSEN</title>
		<link>http://www.autart.net/progettiautart/autart-ha-incontrato-gli-studenti-della-funen-art-academy-di-copenhagen-intervista-a-jakob-jakobsen/</link>
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		<pubDate>Wed, 15 Apr 2009 22:48:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[progettiautart]]></category>

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		<description><![CDATA[
Nell&#8217;Aprile di quest&#8217;anno un gruppo di studenti della Funen Art Academy, un&#8217;Accademia indipendente di Copenhagen, hanno fatto un tour in Italia con l&#8217;obbiettivo di entrare in contatto con alcune realtà attiviste e underground italiane. Questo gruppo di studenti ha passato una giornata all&#8217;interno dell&#8217;Accademia di Brera accompagnato da autart. Tra i loro insegnati ad accompagnarli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" title="FUNEN" src="http://www.digicult.it/archivio/digimag45/articoli/img/hacktivism_lorettaborrellii06.jpg" alt="" width="365" height="242" /></p>
<p>Nell&#8217;Aprile di quest&#8217;anno un gruppo di studenti della Funen Art Academy, un&#8217;Accademia indipendente di Copenhagen, hanno fatto un tour in Italia con l&#8217;obbiettivo di entrare in contatto con alcune realtà attiviste e underground italiane. Questo gruppo di studenti ha passato una giornata all&#8217;interno dell&#8217;Accademia di Brera accompagnato da autart. Tra i loro insegnati ad accompagnarli c&#8217;era Jakob Jakobsen, artivista danese, da tempo impegnato ad elaborare pratiche di liberazione della conoscenza artistica. Nel 2001 infatti, insieme all&#8217;artista Henriette Heise, ha fondato la Copenhagen Free University, stabilendola nel suo appartamento. Un&#8217;esperienza durata 6 anni che loro stessi hanno definito di auto-istituzionalizzazione. In questa intervista Jakob ci racconta della sua esperienza presente e passata di attivista e insegnante.</p>
<p><strong>Qual è la tua esperienza come artista e attivista in Danimarca? Qual è la differenza tra il panorama danese e quello internazionale?</strong></p>
<p>Jakob Jakobsen: In Danimarca ci troviamo in una situazione di contro-rivoluzione. Molti sforzi volti alla produzione di un immaginario non capitalistico sono sotto forte pressione e in molti casi sotto assalto diretto. L&#8217;attacco a Christiania e a Youth House è un buon esempio di come le strutture sociali alternative sono viste, sono considerate minacce e ci fa comprendere a quale profondità le autorità stanno cercando di escludere e eliminare le modalità di vita alternative e le idee anti-capitaliste. Ma non penso che ci sia niente di diverso nella situazione danese, ci troviamo di fronte alla stessa brutale campagna capitalista che la gente affronta in tutto il mondo. I processi di valorizzazione sono ovunque.</p>
<p><strong>Sembra che l&#8217;obiettivo della tua produzione sia quello di liberarti dalla produzione capitalistica, credi possa essere possibile?</strong></p>
<p>Jakob Jakobsen: Bene, non credo che sia possibile essere svincolati dalla produzione capitalistica in questo ordine sociale. Siamo tutti oggetto della valorizzazione capitalista. Il capitale sta vivendo la sua spietata vita. Ma lo interpreto come una prospettiva per la mia attività, immaginare una società senza accumulazione capitalista e senza il denaro come fattore determinante delle relazione tra le persone. Penso che la mia personale attività come artista visuale sia produrre immaginario anti-capitalista, in un certo senso in linea con la vita non-fascista di Foucault.</p>
<p><strong>Hai scritto: “La precarietà ha due face: una è legata alla insicurezza e alla sofferenza e l&#8217;altra costituisce un potenziale”. Anche io penso che ci sia un potenziale. Qual è il modo per mettere in risalto questa potenzialità? Pensi che l&#8217;arte possa creare un nuovo immaginario e nuove relazioni sociali?</strong></p>
<p>Jakob Jakobsen: Il potenziale a cui mi riferisco è il valore dell&#8217;autonomia – specialmente nei termini di autonomia di lavoro. Il lavoro è oggi la principale macchina di controllo e di valorizzazione che regola i nostri corpi. In particolare con il capitalismo cognitivo il lavoro sta diventando una rete integrata delle nostre vite. Essere in grado di sopravvivere al di fuori del lavoro è una potenzialità. Ma dobbiamo ricordare anche che la precarietà in generale non è una scelta ma una condizione che è imposta a tanta gente. Tuttavia io vedo una potenzialità nello sviluppare nuove forme di vita autonoma al di fuori del lavoro basata su di una economia minimale e la condivisione delle risorse. Questo è quello che intendo per lato positivo della precarietà.</p>
<p><strong>Nel maggio del 2001 hai fondato con Henriette Heise la Copenhagen Free University, stabilendola nel tuo appartamento. ABZ descrive il tutto come un&#8217;attività sociale, partita con un&#8217;unica dichiarazione: “Apriamo un&#8217;università”. Poi, alla fine del 2007, hai chiuso la CFU. Che valutazione dai di questa esperienza di “auto-istituzione”?</strong></p>
<p>Jakob Jakobsen: redo che le diverse esperienze di auto-istituzionalizzazione vadano viste nei contesti storici e sociali nei quali si sono sviluppate. Nel nostro caso, quando fondammo la Copenhagen Free University ci trovavamo nel contesto di un&#8217;economia in espansione – prima dell&#8217;11 settembre. Era una situazione in cui il capitalismo non era ancora stato militarizzato, come avvenne dopo l&#8217;11 settembre con la guerra al terrorismo. L&#8217;auto-istituzionalizzazione, perciò, si basava allora su un certo livello di fiducia nella possibilità di autoorganizzarsi in modo autonomo contro il capitale. Si trattava in qualche modo di una “presa del potere”, senza accettare l&#8217;usuale gerarchia fra la norma e l&#8217;alternativa. Con l&#8217;auto-istituzionalizzazione si sfidava, si “ detournava ” la norma, e le gerarchie venivano completamente rovesciate. Non ci interessava lavorare come un&#8217;istituzione alternativa, volevamo riappropriarci del potere, prendere il potere. E vai! “Tutto il potere alla Copenhagen Free University.”</p>
<p>Se ci ripensiamo adesso, la CFU è stata come un sogno. In effetti siamo riusciti a prendere il potere e a fondare un&#8217;istituzione capace di valorizzare la conoscenza non conformista. Eravamo interessati principalmente a indagare la costruzione della conoscenza e i processi di valorizzazione, che con lo sviluppo dell&#8217;economia della conoscenza e del capitalismo cognitivo diventavano molto più normativi. Cercavamo di comprendere a fondo altre forme di conoscenza – la conoscenza che si crea in cucina, in camera da letto, nella vita quotidiana – e usammo la CFU come uno strumento per mantenere viva e fluida la conoscenza stessa, contrastando la strumentalizzazione economica che andava montando nelle scuole, nelle università e nelle istituzioni della ricerca. Insistevamo sulla conoscenza come relazione fra le persone, come rapporto sociale, e perciò eravamo molto critici sui processi di strumentalizzazione economica. Lavoravamo però anche a una serie di progetti di ricerca tesi a valorizzare la conoscenza nascosta o repressa. Nei sei anni di vita della CFU sviluppammo cinque campi di ricerca: arte ed economia, organizzazione femminista, attivismo televisivo, evasione, e produzione della storia.</p>
<p>La guerra contro il terrorismo, al fondo, fu una guerra contro l&#8217;autonomia a tutti i livelli e in tutte le dimensioni. Mano a mano che le politiche repressive si ampliavano e passavano all&#8217;offensiva, gli spazi concessi all&#8217;auto-istituzionalizzazione si facevano più esigui, e presto cominciarono a scomparire del tutto. Gli spazi politici di autonomia vennero spinti sulla difensiva, e divenne sempre più difficile mantenere il potenziale politico dell&#8217;auto-istituzionalizzazione.</p>
<p><strong>Cosa mi dici della tua attuale esperienza di insegnamento alla Funen Art Academy?</strong></p>
<p>Jakob Jakobsen: Dopo la fine della CFU, è stato interessante per me lavorare alla Funen Art Academy. La Funen è una scuola indipendente finanziata dallo stato e dall&#8217;amministrazione comunale, ma con un consiglio d&#8217;amministrazione suo. Ed è una scuola piccola, ha solo 60 studenti. C&#8217;è una certa apertura alla sperimentazione nell&#8217;ambito dell&#8217;educazione artistica, ma non è propriamente un&#8217;auto-istituzione; si può dire che lavora un po&#8217; ai margini del sistema ufficiale della formazione artistica.</p>
<p>Attualmente stiamo portando avanti lo studio in modo indipendente dal modello frutto del processo di Bologna, e stiamo progettando un piano di studi quinquennale al di fuori del sistema europeo dei crediti. Per quanto riguarda il metodo di lavoro, i nostri programmi funzionano in maniera collettiva e sono orientati verso gli studenti. Ma tanto la scuola quanto gli studenti si trovano in una posizione instabile, in seguito alla nostra decisione di lavorare al di fuori del sistema elaborato dal processo di Bologna. La marginalizzazione delle scuole e degli studenti che si trovano fuori dal sistema dei crediti è destinata a crescere, dato che il sistema verrà presto implementato praticamente nelle scuole di tutta Europa. Per contrastare questa tendenza stiamo lavorando alla costruzione di una rete di scuole d&#8217;arte indipendenti in tutto il mondo.</p>
<p><strong>Mi rendo conto che è una questione enorme, ma sono interessata a sapere cosa pensi dell&#8217;esperienza dell&#8217;insegnamento intesa come una forma di attivismo.</strong></p>
<p>Jakob Jakobsen: Devo fare una distinzione fra la CFU e la Funen Art Academy. Nella prima si lavorava principalmente alla ricerca e alla produzione di conoscenza. La questione della distribuzione della conoscenza non era basata su alcun metodo pedagogico, ma piuttosto sulla condivisione della conoscenza stessa. Alla Funen Art Academy c&#8217;è un&#8217;esperienza ibrida. Tanto nel modo in cui faccio lavoro collettivo, quanto negli argomenti che affronto, io faccio sempre politica. Gli studenti dell&#8217;Accademia, invece, in genere non sono affatto impegnati politicamente, ma ciò che io cerco di provocare è una consapevolezza delle implicazioni politiche dell&#8217;attività artistica. Alcuni studenti hanno una buona consapevolezza politica, e io, soprattutto in rapporto a questo gruppo, cerco di lavorare all&#8217;esterno della scuola, creando un rapporto con i contesti urbani e sociali della città nei quali la scuola è collocata.</p>
<p><strong>Negli ultimi anni, in Italia, ci sono state delle esprienze di autoformazione, ma in ambienti istituzionali. Tu ritieni possibile portare avanti l&#8217;autoformazione in contesti del genere? O bisogna al tempo stesso creare un&#8217;esperienza di auto-istituzionalizzazione? Credi che l&#8217;autoformazione o l&#8217;auto-istituzionalizzazione siano il modo giusto per sfuggire a una logica produttiva nel contesto dell&#8217;economia della conoscenza?</strong></p>
<p>Jakob Jakobsen: Credo che l&#8217;autoformazione sia sempre necessaria, perché le istituzioni non sono mai in grado di fornire la conoscenza sufficiente, e soprattutto non quella giusta. Anche le istituzioni “progressiste” agiscono in modo normativo, e perciò l&#8217;unica via, per le scuole, è decentralizzarsi il più possibile. Io penso che i “buoni” contesti istituzionali dovrebbero incoraggiare e facilitare l&#8217;autoformazione fra gli studenti – non come un mezzo per risparmiare soldi, ma come un mezzo per tenere viva l&#8217;istituzione. Una parte del bilancio dovrebbe essere assegnata agli studenti, in modo che questi ultimi possano gestire la progettazione di corsi, workshop e incontri. Chiedere agli studenti di assumersi questo tipo di responsabilità forse è effettivamente gravoso, ma in questo modo essi svilupperebbero le loro capacità di auto-organizzarsi e di condividere conoscenza.</p>
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