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	<title>autart &#187; testi</title>
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	<description>autonomia autoformazione artivismo</description>
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		<title>Verso e dopo il 12 marzo</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 19:41:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[interfacoltà]]></category>
		<category><![CDATA[testi]]></category>

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		<description><![CDATA[<strong> Il 12 marzo 2010 il mondo della formazione scenderà in piazza</strong> 
per la prima volta in seguito 
all’ approvazione della riforma Gelmini, ognuno con le proprie rivendicazioni. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La riforma delle università si fa attendere ma l&#8217;attesa non è di certo calma e senza spaesanti locuzioni del governo.<br />
Il 12 marzo 2010 il mondo della formazione scenderà in piazza per la prima volta in seguito all&#8217; approvazione della riforma Gelmini, ognuno con le proprie rivendicazioni.<br />
Il 4 marzo 2010 il governo ha deciso di tracciare una linea netta separando l&#8217;istruzione, dall&#8217;istituzione pubblica delle scuole superiori, senza nessun pudore l&#8217; ultimo decreto legge ed il completamento totale della riforma, annunciato per inizio estate, viene descritto dal governo come &#8220;un grande cambiamento&#8221;. Inutile descrivere il vuoto nel quale l&#8217;istruzione pubblica cadrà e possiamo dire, sta cadendo.<br />
Tagli, licenziamenti, eliminazione della geografia, tetto massimo del 30% per i migranti in ogni classe, riduzione dell&#8217;obbligo scolastico grazie all&#8217; apprendistato, azzeramento della sperimentazione, 30 ore obbligatorie a settimana con l&#8217;eliminazione completa di tutti i laboratori e la gravante del voto di condotta.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda le Università e le Accademie, il saccheggio lo si può notare nei pesanti tagli all&#8217; FFO, nell&#8217;aumento indiscriminato delle tasse a cui assistiamo da tempo e nell&#8217;assurdo e becero inserimento nei Consigli di Amministrazione di aziende private che come facilmente possiamo immaginare saranno le vere e uniche, oltre agli studenti, finanziatrici delle Università pubbliche. Dal finanziamento, al diritto di decisione il passaggio è ovvio, oltre che immediato, la pressa capitalista oltre che invadere i CdA devasterà ogni scopo formativo, ogni lungimiranza conoscitiva, ogni ego creativo che necessita di un ventaglio di opportunità didattiche sul quale esprimersi.</p>
<p style="text-align: justify;">Le Accademie dal loro canto si portano dietro ogni tipo di acciacco istituzionale, i ddl presentati al Senato, come potevamo immaginare, appellandosi all&#8217;emergenza crisi eliminano ogni possibile parificazione dei finanziamenti statali con le università, ma riconoscendo, &#8220;Alta&#8221; la formazione impartita agli studenti, considera opportuno l&#8217;equiparazione dei titoli di studio accademici con le lauree. Quello che ne scaturisce è una totale disfunzione strutturale che vede le accademie rincorrere una formazione di qualità che non raggiungerà mai, segnata dal completo disinteresse degli organi statali competenti. L&#8217;unico interesse che può far incanalare l&#8217;attenzione mediatica (e istituzionale) su un&#8217;accademia è il suo trasferimento all&#8217;interno di future sedi ancora più inadatte di quella fino ad ora assegnatagli.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cane zoppica e lo si finisce a bastonate, in questo scenario degenerativo i baroni si ritagliano orticelli edenici spergiurando e speculando sulle tasche degli studenti e mentre la nave affonda con tutta la disinvoltura possibile si assicurano scialuppe di salvataggio. Adesso è crisi ma è crisi vera, ai tutor viene promesso il pagamento a fine anno, tecnici didattici e di laboratorio vivono con due mensilità da inizio ottobre, la busta paga dei docenti tarda ad arrivare, trasformando la didattica in un valvola di sfogo, il collasso è alle porte e nello stesso giorno della commemorazione del processo che ha messo l&#8217;università in ginocchio, gli studenti scendono in piazza.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è la necessità di iniziare un cambiamento e il cambiamento che conta è quello che avviene nell’immaginario. Elemento fondamentale è la nostra capacità creativa. È la riattivazione del suo potenziale all’interno del mondo. Possiamo prenderci ciò che desideriamo attraverso la diffusione delle idee in tutte le forme che conosciamo. Tutti possiamo contribuire attraverso lo scambio e la condivisione delle nostre conoscenze e saperi, a realizzarla e renderla concreta.<br />
La sperimentazione è l&#8217;unica maniera di conquistare forme di gestione del comune, produrre alternative è parte del nostro DNA, attraverso lo stravolgimento dei codici, anche nella manifestazione pubblica, vogliamo esplorarne il senso ludico e irriverente, per questo valido motivo esprimiamo il desiderio di reinventare una presenza di piazza: prendiamo ispirazione dalla rebel clown army, riformulandola a seconda delle nostre più creative esigenze.</p>
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		<title>BRERA ESISTE DA PIÙ DI DUECENTO ANNI, MA NOI NO!</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 22:07:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[testi]]></category>
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		<description><![CDATA[Da quando ci iscriviamo ci vendono un marchio che si regge solo sulle bugie di un passato glorioso, un nome che fanno credere dia prestigio a chi è dentro ma che è solo uno strumento per baroni e politicanti, una trappola per gli studenti di cui ci dobbiamo liberare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-1207" title="logoBreraRotto" src="http://www.autart.net/wp-content/uploads/2009/10/logoBreraRotto-300x270.png" alt="logoBreraRotto" width="300" height="270" /></p>
<p style="text-align: justify;">Da quando ci iscriviamo ci vendono un marchio che si regge solo sulle bugie di un passato glorioso, un nome che fanno credere dia prestigio a chi è dentro ma che è solo uno strumento per baroni e politicanti, una trappola per gli studenti di cui ci dobbiamo liberare. La realtà che abbiamo vissuto nel corso degli anni è quella del degrado non solo di un palazzo ma anche di una scuola che pretende di essere di alta formazione. In quasi sette anni le tasse sono aumentate del 300%. I piani di studio hanno subito continue modifiche non per esigenze didattiche che tenessero conto degli studenti ma per giochi di potere e continui tagli dei fondi da parte del Ministero. Hanno introdotto i piani di studio 3+2, abbassando il valore dei vecchi diplomi magistrali a diploma di primo livello. Adesso si accorgono che quella formula non aveva alcun valore e fanno marcia indietro senza chiederci niente. Non abbiamo mai avuto il completo valore legale dei nostri titoli di studio e i corsi biennali non hanno ancora un riconoscimento. Continuano a proporre master di specializzazione per spillare soldi agli studenti che seguono ancora il miraggio dell’inserimento del mondo del lavoro.<br />
Adesso l’ultimo sopruso, vogliono che ce ne andiamo e i soldi del trasloco li vogliono da noi. Magari ci sbatteranno in una caserma, magari in un capannone in periferia e a subire saranno come sempre gli studenti. È ora di dire basta e di alzare la testa, basta con un Accademia spaccata in due, basta con una didattica scelta dall’alto, basta con continue scuse di assenza di fondi e spazi.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>VOGLIAMO UNA SEDE ADEGUATA E LA DEVONO TROVARE LORO</strong></p>
<p style="text-align: center;">Noi da qui non ce ne andiamo finché non ci siamo ripresi TUTTO.<br />
Non solo noi la crisi non la paghiamo ma anche ci prendiamo quello che ci spetta.</p>
<p style="text-align: justify;">CI SPETTA UNA DIDATTICA CHE SIA ESPRESSIONE DEI NOSTRI DESIDERI, CI SPETTANO DEGLI SPAZI E DEI LABORATORI CHE SIANO DEI LUOGHI DI PRODUZIONE E CONDIVISIONE IN UNA SEDE ADEGUATA, CI SPETTA CHE RICONOSCANO IL VALORE LEGALE E CULTURALE DEI NOSTRI PERCORSI, CI SPETTA CHE IL TEMPO CHE DIAMO A QUESTA SCUOLA CI PERMETTA DI AUTODETERMINARCI E CRESCERE COME SOGGETTI INSIEME, CI SPETTA E CI DEVONO DARE QUELLO CHE CI SERVE</p>
<p style="text-align: center;">CI DEVONO PAGARE<br />
CI DEVONO DARE TUTTI I FONDI CHE SERVONO PERCHÉ L’EXPO NON SIA SOLO UNO STRUMENTO PER ARRICCHIRE I SOLITI PALAZINARI E FURB</p>
<p style="text-align: center;"><strong>VOGLIAMO TUTTI I SOLDI DELL’EXPO<br />
e li vogliamo per gli studenti</strong></p>
<p><a href="http://www.autart.net/wp-content/uploads/2009/10/volantinoTrasferimentoReddito23ottobre2009.pdf">scarica il pdf del volantino</a></p>
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		<title>ignoranza, tagli e speculazioni&#8230; ci meritiamo un altro presente!</title>
		<link>http://www.autart.net/comunicati/ignoranza-tagli-e-speculazioni-ci-meritiamo-un-altro-presente/</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 10:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[testi]]></category>
		<category><![CDATA[volantini]]></category>

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		<description><![CDATA[Venerdì - Milano
volantino distribuito durante la manifestazione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>testo del volantino per la manifestazione del 9 ottobre 2009:</em></p>
<p><strong>FLASHBACK</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Lo scorso anno la reazione imponente degli studenti e delle studentesse ai pesanti tagli imposti dal ministro Gelmini alle scuole ed alle università pubbliche; un autunno di fuoco nelle facoltà e nelle accademie milanesi come a livello nazionale, a grandi mobilitazioni in difesa dell’istruzione libera ed accessibile a tutti e tutte, contro lo smantellamento della cultura e la svendita dei saperi, al grido di “Noi la crisi non la paghiamo”.</p>
<p><strong>UN ANNO DOPO</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi paghiamo le conseguenze di quei tagli, vediamo in atto nei luoghi della formazione la distruzione del patrimonio pubblico che è il sapere attraverso il licenziamento in massa di professori precari il taglio agli assegni di ricerca, la chiusura dei propri laboratori, la drastica riduzione del curriculum di studi.</p>
<p><strong>1958</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il termine “meritocrazia” in letteratura è nato per descrivere lo scenario di un futuro distopico in cui la posizione sociale di un individuo è determinata dal suo quoziente intellettivo e dallo sforzo. Ma chi può misurare intelletto e sforzo? Oggi questo futuro distopico è propagandato come giusto e auspica l’esistenza di una classe meritocratica che monopolizzi l’accesso al merito e di conseguenza perpetui il proprio potere, status sociale e privilegi.</p>
<p><strong>OGGI</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il merito è evidentemente un dispositivo di controllo del lavoro cognitivo, e non di meno, un elemento di ricatto: nonostante non sia stata varata alcuna vera riforma volta ad indirizzare l’università nella direzione di una selezione meritocratica (escluso i finanziamenti estivi del 7%) vediamo modificarsi le tessere che compongono il dibattito sul ruolo e la qualita’ del sistema formativo: non più la dicotomia tra pubblico e privato ma ora una spietata gara a chi rivendica più meritocrazia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il merito è semplicemente quello di spendere meno andando a sacrificare l’offerta formativa_impugnano questo grimaldello, per scardinare il processo formativo scolastico, incentrato sulle esigenze dello studente, e favorire un modello di scuola il cui solo fine è quello di sfornare giovani precari disposti a farsi sfruttare nei vari stage aziendali offerti dalle facoltà. Meritocrazia e ignoranza, due dispositivi sempre più interfacciati, al fine di mantenere un equilibrio // Privilegiare da un lato, togliere diritti dall’ altro // Scatenare una guerra tra poveri, distogliere l’attenzione dalle ingiustizie.</p>
<p style="text-align: justify;">Le studentesse e gli studenti l’anno scorso hanno saputo immaginare e dar vita ad una proposta, quella dell’autoformazione, che rispondesse alla nostra esigenza di veder rispettata la propria soggettività, al nostro bisogno di creare il proprio percorso nelle accademie e nelle facoltà, alla necessità di costruire un’alternativa valida all’avvilente realtà dei tagli e della svendita della scuola pubblica. Il sapere condiviso e la relazione_un presente di autoformazione_ribellarsi_avviare un procezzo di liberazione_siamo tutti meritevoli Abbiamo saputo reimmaginare il nostro ruolo nelle accademie e nelle facoltà, riprendendoci il diritto ad una formazione di qualità, rifiutandoci di stare a guardare mentre si specula sul nostro futuro, prendendo parola contro chi ci vuole ignoranti ed obbedienti, impegnandoci tutti e tutte assieme per liberare saperi e renderli condivisi. Abbiamo sorpreso chi ci immaginava vinti in partenza e pronti ad accettare supinamente qualsiasi taglio alla libera condivisione dei saperi -&gt; abbiamo saputo rafforzare il nostro no ai tagli indiscriminati con l’autoformazione ed il dialogo fra di noi -&gt; abbiamo saputo opporre un’alternativa dal basso a chi vede la scuola solo come una fabbrica di futuri precari -&gt; abbiamo difeso il nostro presente -&gt; abbiamo dato un significato al nostro vivere le accademie e le facoltà nelle quali ci formiamo.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi torniamo nelle strade e nelle piazze della nostra città per ricordare che chi ha saputo costruire tutto questo non si merita i tagli svilenti sul proprio futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">nessuna tregua a chi vede la scuola pubblica solo come una spesa inutile,<br />
a chi non si rende conto dell’importanza degli strumenti cognitivi che la formazione deve dare,<br />
a chi vuole svendere il nostro presente per il suo profitto,<br />
a chi ci toglie la possibilità di scegliere un percorso che sia sentito come proprio per darci un’offerta formativa già pronta ed impacchettata in base alle esigenze di mercato,<br />
a chi taglia il nostro futuro con l’accetta per usarci a suo piacere,<br />
a chi specula sulla nostra pelle, sui nostri bisogni, sui nostri desideri.</p>
<p><a href="http://www.autart.net/wp-content/uploads/2009/10/volantinoManifestazione9ottobre2009-ultimoOk.pdf">scarica il pdf</a></p>
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		<title>Della miseria dell&#8217;ambiente accademico</title>
		<link>http://www.autart.net/comunicati/della-miseria-dellambiente-accademico/</link>
		<comments>http://www.autart.net/comunicati/della-miseria-dellambiente-accademico/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 19 May 2009 12:14:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[testi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Si può affermare senza paura di sbagliare che in Italia l'artista, dopo i poliziotti e i preti, è l'essere più comunemente disprezzato. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Si può affermare senza paura di sbagliare che in Italia l&#8217;artista, dopo i poliziotti e i preti, è l&#8217;essere più comunemente disprezzato. Le ragioni per cui è disprezzato sono spesso false ragioni, frutto dell&#8217;ideologia dominante, ma le ragioni per cui è effettivamente disprezzabile dal punto di vista della critica politica andrebbero dichiarate apertamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono diverse le definizioni a cui questo soggetto può essere associato. Nei luoghi in cui la produzione è ancora percepita come strettamente legata alle ore di lavoro prestato per salario l&#8217;artista è comunemente considerato inutile ai processi produttivi. Una tale concezione dell&#8217;economia, però, può considerarsi molto lontana dal reale. In altri luoghi in cui l&#8217;artista è considerato esperto di una particolare tecnica, esso viene associato all&#8217;artigiano che produce oggetti d&#8217;arte. Niente di più illusorio e forviante. Probabilmente la peggiore e la più ideologica delle sue definizioni è quella legata ad un&#8217;idea di arte come territorio dell&#8217;esperienza estetica pura in cui l&#8217;artista è portatore di una verità altra inaccessibile ai più. Tutte definizioni che nascondono la sua realtà, cioè essere parte attiva, suo malgrado, di un processo economico che si riproduce.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mercato dell&#8217;arte è una delle espressioni forse più alte di mercato finanziario. Esso si basa su di un sistema di opinioni che definiscono le quotazioni degli oggetti venduti, al di là della natura dell&#8217;oggetto. Il valore delle quotazioni è garantito dalla presenza di una innumerevole quantità di giovani artisti che prestano lavoro non solo precario ma addirittura gratuito nella speranza di raggiungere un traguardo inesistente. Questi giovani artisti si sentono tanto più liberi e realizzati quanto più si incatenano a questo tipo di meccanismo. Da studenti analizzano come le diverse produzioni vengono esposte, come vengono comunicate e criticate. Studiano gli stili e le tendenze, le inclinazioni e gli incidenti. Le opere così diventano l&#8217;espressione più alta di come il pensiero possa essere trasformato in economia. Ogni oggetto, video, tela, installazione è una trovata, un pretesto, un elemento utile alla sopravvivenza di questo mercato.</p>
<p style="text-align: justify;">La situazione non è cambia neanche quando nel &#8216;99 il processo di Bologna a visto le Accademie travolte dall&#8217;idea di riforma a costo zero. Il piani didattici sono stati trasformati per introdurre materie che possano consentire un più agevole inserimento nel mondo del lavoro facendo strada al sistema del 3+2. Le tasse scolastiche sono state aumentate a dismisura pesando sugli studenti, così sempre più poveri e pronti a diventare i precari della conoscenza di domani. I legami con i sistemi di produzione economica si sono fatti più stretti ma sono stati attenuati dall&#8217;idea di una possibilità lavorativa più concreta. Ciò che viene insegnato è pensato per essere utile a questo sistema economico sia che si tratti di analisi teoriche sia che si tratti di realizzazioni pratiche: comunicazione, grafica, design, fashion, programmazione. Ma come si può anche solo pensare di essere parte di un sistema economico che non funziona più? Come ci si può cullare su di un illusorio inquadramento nel mondo del lavoro schiavi di un processo ormai alla fine?</p>
<p style="text-align: justify;">Ci è sembrato indispensabile avviare anche all&#8217;interno delle Accademie zone di autonomia didattica in cui gli studenti avessero il tempo di rielaborare la propria formazione e le proprie intenzioni. Abbiamo pensato ad un&#8217;autoformazione che prendesse in considerazione sia l&#8217;aspetto teorico che quello pratico e attraverso quest&#8217;ultimo potesse essere un&#8217;occasione per valorizzare possibili relazioni tra soggettività diverse.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma in questo scenario c&#8217;è da prendere meglio in considerazione cosa ha significato per le Accademie il processo di Bologna. Quel vertice ha visto la stesura della legge 21 dicembre 1999, n. 508 che prevedeva la trasformazione delle Accademie e dei Conservatori in Istituzioni di alta formazione artistica e musicale. Le disposizioni in essa contenute erano norme di principio, la cui attuazione era rimessa ad uno più regolamenti, da adottarsi da parte del Ministero dell&#8217;istruzione, dell&#8217;università entro e non oltre il 31 Dicembre del 2007. Parte di questi regolamenti sono stati stilati e firmati in fretta e furia il 27 dicembre del 2007 quando da mesi le Accademie avevano avviato una mobilitazione nazionale contro molti punti di questa legge. L&#8217;attuazione è stata parziale e assolutamente confusionaria gettando gli studenti in un limbo istituzionale che continua ancora adesso. In questa situazione per noi è stato possibile intervenire all&#8217;interno della didattica ottenendo un riconoscimento delle attività svolte. Tuttavia ci sembra insufficiente che questo successo possa dipendere solo da un assenza legislativa. Il diritto di decisione nella didattica per gli studenti deve essere riconosciuto nei decreti attuativi sin nelle stanze del Ministero.</p>
<p style="text-align: justify;">Allo stato attuale il valore legale del nostro titolo di studio è parziale e poco chiaro. Questo ci lascia in balia del mercato lavorativo senza avere alcun diritto. In più dal punto di vista amministrativo le Accademie non sono entrate a far parte dei circuiti universitari e per questo gli studenti non possono godere degli stessi diritti. Quindi nessuna borsa di ricerca o dottorato ci spetta. I doplomandi accademici subiranno un criterio di selezione lavorativa basato sul prestigio dell&#8217;istituzione da cui provengono in cui gli interventi dei privati sono stati ormai ampiamente legittimati. Questo avveniva prima che la crisi fosse una realtà tangibile per tutti. Si prepavano le basi per creare all&#8217;interno delle Accademie schiavi senza diritti. Con maggiore consapevolezza di quello che ci aspetta incominciamo a difenderci protestando contro il vertice che si terrà a Torino. Un vertice del tutto simile a quello che ci ha portato in questa condizione. Dobbiamo essere noi a scegliere e rifiutare di non avere possibilità di scelta. Vogliamo il diritto ad un valore legale del nostro titolo di studio pur conservando la nostra specificità di saperi. Vogliamo che gli studenti siano parte attiva nella decisione didattica. Vogliamo la possibilità di una ricerca libera.</p>
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		<title>continua il blocco della didattica, lezioni in piazza!</title>
		<link>http://www.autart.net/comunicati/continua-il-blocco-della-didattica-lezioni-in-piazza/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Oct 2008 01:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mercoledì 22 Ottobre 2008 00:32
Si susseguono cortei, iniziative e assemblee negli atenei di Milano. Oggi all’Accademia delle Belle Arti di Brera circa 200 studenti e alcuni professori si sono ritrovati in assemblea, luogo in cui decidere in modo comune e trasparente i prossimi appuntamenti della protesta contro i DL Gelmini. Sull’onda delle ultime giornate in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mercoledì 22 Ottobre 2008 00:32</p>
<p style="text-align: justify;">Si susseguono cortei, iniziative e assemblee negli atenei di Milano. Oggi all’Accademia delle Belle Arti di Brera circa 200 studenti e alcuni professori si sono ritrovati in assemblea, luogo in cui decidere in modo comune e trasparente i prossimi appuntamenti della protesta contro i DL Gelmini. Sull’onda delle ultime giornate in cui, da Pisa a Roma, da Firenze a Genova, proliferano lezioni nelle piazze l’ assemblea dell’Accademia ha deciso di riproporre questo tipo di mobilitazione: un blocco della didattica che sappia aprire i cancelli alla formazione, e costruire un’ Università differente.<br />
Mentre in piazza del Duomo si svolgeva la prima lezione in piazza che ha visto arrivare studenti da Scienze Politiche, Bicocca, Festa del Perdono e addirittura da Sesto San Giovanni un corteo di qualche centiaio di studenti di Mediazione Culturale, gli studenti di Brera insieme ai professori hanno preparato un calendario di lezioni che a partire da domani arriveranno fino alla fine di ottobre: il cortile di Brera, piazza del Duomo, Duca d’Aosta, la pinacoteca e la galleria sono solo alcuni dei luoghi possibili dove andremo a fare le nostre lezioni finalmente aperte a tutti. In questi giorni saremo dappertutto, con cortei e lezioni, iniziative e mobilitazioni: attraverseremo le piazze, bloccheremo le strade, sempre più decisi e incontrollabili, rilanciando lo slogan che da giorni ormai attraversa Milano &#8220;Abbiamo cominciato per non fermarci&#8221;.</p>
<p>Segui il programma giorno per giorno:</p>
<p><a href="http://www.autart.net/?p=5147">Domani, giovedì ore 12.00 nel cortile di Brera1</a></p>
<p><a href="http://www.autart.net/?p=5167">Venerdì ore 9.30 in piazza Duomo</a></p>
<p>Ma non sarà con venerdì che termineranno le lezioni in piazza: settimana prossima già in programma una lezione aperta al giorno, con unica eccezione di giovedì 30 dove scenderemo in piazza un’altra volta in migliaia.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Collettivo AutArt, Accademia delle Belle Arti di Brera</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Lettera aperta a studenti, docenti, e personale dell’Accademia di Brera</title>
		<link>http://www.autart.net/comunicati/lettera-aperta-a-studenti-docenti-e-personale-dell%e2%80%99accademia-di-brera/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 00:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[testi]]></category>

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		<description><![CDATA[Milano &#8211; lunedì 13 ottobre
Lettera aperta a studenti, docenti, e personale dell’Accademia delle Belle Arti di Brera
comunicato del collettivo AutArt a tutti gli studenti
Si sta alzando sempre di più il clima di fermento nelle Università e nelle Accademie di tutta Italia; solo martedi 6 ottobre contemporaneamente sono state occupate la Facoltà di Scienze a Firenze [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Milano &#8211; lunedì 13 ottobre<br />
Lettera aperta a studenti, docenti, e personale dell’Accademia delle Belle Arti di Brera<br />
comunicato del collettivo AutArt a tutti gli studenti</p>
<p style="text-align: justify;">Si sta alzando sempre di più il clima di fermento nelle Università e nelle Accademie di tutta Italia; solo martedi 6 ottobre contemporaneamente sono state occupate la Facoltà di Scienze a Firenze da studenti, ricercatori e docenti, e la Facoltà di Scienze Politiche all’Orientale di Napoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Il DL Gelmini si abbatte sul mondo universitario su tre fronti:<br />
1) Ogni anno i finanziamenti statali per gli atenei diminuiranno per un totale del 20%.<br />
2) Per gestire il buco economico del bilancio, ogni 5 uscenti per la didattica, e ogni 10 per il personale amministrativo, verrà assunto solo una nuova persona, in forma precaria a tempo determinato. Nonostante i numerosissimi pensionamenti previsti per i prossimi anni, le assunzioni vengono bloccate.<br />
3) Viene spalancata la porta al privato, permettendo ad Atenei pubblici, Accademie e Conservatori di convertirsi a enti a diritto privato, comportando il trasferimento a titolo gratuito dell’intero patrimonio a privati: il risultato sarà da una parte un’ impennata delle tasse univeritarie, che potranno raggiungere l’importo di quelle private, dall’altro influirà sulle scelte di indirizzo pubblico in materia di didattica e ricerca, andando a modificare strutturalmente la nostra formazione.</p>
<p>Ma la nostra posizione è chiara: <strong>LA LORO CRISI NON LA PAGHEREMO NOI! </strong></p>
<p style="text-align: justify;">In un contesto di crisi economica globale quello della formazione rappresenta solo uno dei tanti settori su cui si ripercuotono i tagli alla spesa pubblica. Il decreto 112, pur non costituendo una riforma esplicita e organica, modifica strutturalmente le linee di sviluppo del sistema universitario.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema non è infatti solamente quello dei tagli al F.F.O. quanto ciò che questi producono su tutto il corpo vivo delle università, delle accademie e dei conservatori, in primo luogo sugli studenti e i ricercatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo ci rivolgiamo a tutti, studenti, docenti, personale, con l’intento di moltiplicare i fronti su cui mettere in campo mobilitazioni.</p>
<p><strong>Lanciamo l’inviato a tutte e a tutti a partecipare:</strong><br />
-  Venerdì 17 h.08.30 -&gt; appuntamento per raggiungere il conservatorio e andare in corteo allo Sciopero Generale</p>
<p style="text-align: right;"><em>Collettivo AutArt</em></p>
<p style="text-align: right;"><em><br />
per info: autart@gmail.com<br />
aula 21 in B1 e aula studenti in B2 </em></p>
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